06 Ago 2015
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L’utilizzo di armature orizzontali diffuse per la limitazione del danno

AUTORE: 

Andrea Penna

ingegnere, Università degli Studi di Pavia

Da tempo, le pareti di tamponamento in muratura costituiscono la soluzione più frequentemente adottata in Italia per la realizzazione dell’involucro esterno delle strutture residenziali e rappresentano un’opzione utilizzata anche nel caso di edifici industriali o artigianali. Questa scelta è legata ad una serie di indubbi vantaggi di questa soluzione costruttiva, quali l’economicità, la semplicità esecutiva e le prestazioni termiche e acustiche.
Negli edifici residenziali si tratta spesso di tamponature in muratura non armata generalmente abbinate a strutture realizzate con telai e/o pareti
in calcestruzzo armato, mentre le grandi luci e altezze delle strutture industriali portano usualmente a progettare e realizzare pareti in muratura armata.
Gli eventi sismici che, anche in anni recenti, hanno colpito il nostro Paese (ad es. L’Aquila 2009, Emilia 2012) hanno messo in luce la notevole vulnerabilità di questi elementi, considerati, spesso a torto, come “non strutturali” e, quindi, non considerati adeguatamente nella progettazione. Nel caso di risposta sismica delle costruzioni questi elementi possono esibire alcuni comportamenti particolarmente sfavorevoli.
Nel caso di tamponature particolarmente “robuste”, esse possono interferire con la risposta globale della struttura e, se disposte in modo irregolare (ad es. piano terra non tamponato), possono influenzare negativamente il comportamento strutturale concentrando il danneggiamento in punti sfavorevoli.
Se soggette a deformazioni nel piano, le tamponature tendono a danneggiarsi precocemente per taglio, con fessurazioni gravi per livelli di deformazione modesti se confrontati con le capacità di spostamento della struttura a telaio. Le pareti danneggiate nel piano risultano più vulnerabili ad azioni dirette perpendicolarmente al loro piano: in molti casi si sono osservati collassi di pareti ai piani bassi delle costruzioni ovvero dove era maggiore il danneggiamento nel piano.
Il danneggiamento osservato negli edifici con tamponamenti in muratura è stato in molti casi ritenuto inaccettabile benché associato ad elementi non strutturali e, quindi, in qualche modo atteso per eventi relativamente severi.

Il danno ai tamponamenti può rappresentare una causa di pericolo per le vite umane (all’interno e all’esterno dell’edificio), comporta l’inagibilità almeno temporanea della costruzione oltre che un danno economico diretto (Suçuoglu, 2013).

In questo quadro si comprendono le attenzioni delle Norme Tecniche (sia nella versione 2008 sia nelle proposte di revisione) alle soluzioni che limitino la danneggiabilità dei tamponamenti. Tra queste si segnalano due opposte strategie: l’una che mira a svincolare il tamponamento dal telaio e, quindi, a fare in modo che non risenta della deformazione della struttura e l’altra finalizzata ad incrementare la capacità deformativa del pannello, ovvero a ridurre il danno al pannello di tamponamento a parità di deformazione imposta.
Nella prima strategia vengono realizzati dei giunti di separazione tra tamponatura e telaio, che proteggono il pannello murario da danni dovuti all’interazione con il telaio e che richiedono però accorgimenti specifici per l’isolamento termico e acustico, così come soluzioni tecniche atte a limitare la vulnerabilità fuori piano.
Nel secondo caso, per limitare il danno al tamponamento si può inserire dell’armatura orizzontale nei letti di malta, in barre o ancor meglio a traliccio. L’armatura prefabbricata a traliccio ha infatti diversi vantaggi: garantisce una distanza costante e il parallelismo tra le barre (o piatti) correnti, ha in generale lunghezze di ancoraggio ridotte e può essere utilizzata anche nel caso di pareti doppie con cavità interne per accoppiarne il comportamento nel piano e fuori piano.
L’utilizzo di armature orizzontali diffuse in basse percentuali è molto efficace nella limitazione delle fessurazioni. Sperimentazioni condotte presso l’Università di Pavia (Calvi e Bolognini, 2001) e la Fondazione EUCENTRE (Penna et al., 2007) su diverse tipologie di murature tamponamento hanno mostrato come l’inserimento di quantità di armatura anche modeste permetta di incrementare notevolmente la capacità di spostamento dei pannelli, senza alterarne la rigidezza iniziale, la resistenza massima e , soprattutto, senza attivare interazioni negative con gli elementi del telaio in calcestruzzo armato. Nelle prove effettuate non sono state realizzate connessioni specifiche o ancoraggi dell’armatura orizzontale nei pilastri del telaio. Si ritiene, infatti, che questa pratica, per quanto comunemente utilizzata anche con soluzioni tecniche “a posteriori” (dopo la maturazione del calcestruzzo del pilastro), abbia in realtà un’efficacia limitata, ponendo invece notevoli problemi esecutivi e di durabilità.
Le Norme Tecniche 2008, peraltro, incentivano questo tipo di soluzione, consentendo in questi casi di omettere una verifica esplicita della stabilità della parete di tamponamento nei riguardi del ribaltamento fuori piano, verifica invece richiesta nel caso di pareti non armate.

Bibliografia
Calvi G.M., Bolognini D. (2001). Seismic response of reinforced concrete frames infilled with weakly reinforced masonry panels, Journal of Earthquake Engineering, 5 (2): 153-185.
Penna A., Calvi G.M., Bolognini D., 2007, Design of masonry structures with bed joint reinforcement, Intl. Seminar “Paredes de Alvenaria. Inovaçao e possiblidades actuais” 15 novembre 2007, LNEC Lisbona.
Suçuoglu H. (2013) Implications of masonry infill and partition damage in performance perception in residential buildings after a moderate earthquake, Earthquake Spectra, 29 (2): 661-667.

Ottimo comportamento di un edificio con tamponature in Lecablocco in seguito al sisma de L’Aquila del 2009

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Esempio di edificio situato a Colle di Roio (AQ) con murature di tamponamento doppie come mostrato in figura che non ha subito lesioni in seguito all’evento calamitoso. L’immagine è successiva al terremoto del 6 aprile.

Schema della muratura di tamponamento con Lecablocco Bioclima e Blocco Splittato facciavista

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05 Ago 2015
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La rinascita della città di L’Aquila

A pochi chilometri ad est dalla città di L’Aquila la demolizione e ricostruzione di queste due villette monofamiliari si presenta come uno tra i numerosi interventi di ricostruzione che hanno interessato il territorio aquilano a seguito degli eventi sismici dell’aprile 2009.
Volontà comune di tutti gli attori coinvolti nel processo di progettazione e costruzione è stata quella di dare un messaggio positivo di rinascita – a se stessi, alle proprie famiglie, alla città – quale segno di autocritica nei confronti del passato, di sensibilità e rispetto verso il contesto e i suoi abitanti, di ricerca di qualità e innovazione anche in momento di così drammatica difficoltà.
La progettazione ha coinvolto ogni aspetto della configurazione del fabbricato con equilibrio e semplicità: sicurezza sismica, efficienza energetica, qualità costruttiva ed architettonica sono naturalmente confluite nel progetto senza mai perdere di vista le abitudini di vita dei proprietari, così importanti perché consolidate nel corso degli anni e radicate in questi stessi luoghi. Le planimetrie finali mostrano due villette pressoché identiche esternamente, ma profondamente diverse nel loro interno, riflesso delle altrettanto diverse necessità e stili di vita dei suoi abitanti.
Entrambe le abitazioni aprono completamente a sud con grandi vetrate, garantendo non solo una magnifica vista sul paesaggio ma consentendo un significativo apporto di energia termica gratuita. Il fronte nord si presenta chiuso e caratterizzato da piccole bucature nel rispetto dei requisiti igienico-sanitari degli ambienti. Le vetrate a sud sono disposte al di sotto di aggetti in modo da poter creare un ombreggiamento fisso. Tutti i ponti termici del fabbricato sono stati studiati e valutati puntualmente, ed ogni dettaglio costruttivo è stato disegnato con cura per ridurre al minimo le dispersioni dell’involucro nei suoi punti più critici.
Il sistema di tamponamento è stato scelto nell’ottica di garantire oltre alle elevate prestazioni termiche e statiche anche un adeguato supporto per il rivestimento esterno che caratterizza il basamento dell’edificio, optando quindi per il blocco Bioclima Zero 19T con correzione dei ponti termici con pannelli in poliuretano.
Le ottime prestazioni termiche dell’involucro hanno consentito una ridotta richiesta di energia termica facilmente soddisfatta dal riscaldamento radiante a pavimento. Entrambe le villette, ciascuna con una superficie calpestabile di circa 150mq, hanno nel locale tecnico del sottotetto una caldaia a condensazione di appena 18 kW che provvede al fabbisogno termico di ciascuna abitazione con l’integrazione di due pannelli solari per la produzione di acqua calda sanitaria. Completano gli impianti tecnologici i pannelli fotovoltaici ed il sistema di recupero delle acque piovane accumulate in un serbatoio interrato nel giardino.

ing. Alessia Rossi
ing. Francesco Giancola

Prodotti Utilizzati

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Il sistema costruttivo

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Legenda:

  1. Lecablocco Bioclima Zero19t Tamponamento;
  2. Striscia isolante da posizionare in ogni corso di malta orizzontale;
  3. Malta di posa;
  4. Traliccio metallico tipo Murfor, da annegare nella malta ogni 2 corsi;
  5. Intonaco.
05 Ago 2015
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Alte prestazioni

La “CASA MEDITERRANEA A+” è stata realizzata in una zona residenziale pochi chilometri a sud di Taranto, città SPARTANA, culla della Magna Grecia molto prima che della monocultrura siderurgica degli anni ‘60. La villa monofamigliare in questione è stata progettata per offrire il massimo comfort in un clima in cui l’ESTATE dura più dell’INVERNO e in cui la corretta circolazione d’aria naturale è importante almeno quanto la coibentazione dell’involucro. A queste latitudini lo studio dell’ombreggiamento delle superfici vetrate è molto più importante della maniacale correzione di improbabili “ponti termici”. In questa terra la CASA MEDITERRANEA è stata intesa come sintesi di TRADIZIONE, TECNOLOGIA ed EFFICIENZA a servizio del benessere e del risparmio energetico, libera da dogmi provenienti da altre latitudini. La villa si sviluppa su una superficie complessiva di circa 90 mq utili su due livelli con tetto a singola falda orientata a Sud; Il progetto nasce da un attento studio dell’orientamento e della distribuzione degli ambienti e delle relative aperture finalizzato all’ottimizzazione dell’illuminazione naturale e dell’ombreggiamento estivo ottenuto con generose pensiline perimetrali. L’involucro è stato realizzato in MURATURA PORTANTE ISOLANTE in grado di garantire elevata coibentazione e omogeneità delle superfici con eliminazione dei ponti termici determinati dalla presenza di pilastri e travi in conglomerato cementizio armato; il BIOCLIMA ZERO27p è un blocco multistrato in argilla espansa e polistirene ad alta densità con grafite in grado di fornire elevate prestazioni anche in regime estivo; la soluzione a sandwich con lo strato coibente “leggero” racchiuso tra strati di muratura massiva garantisce un’elevata inerzia termica complessiva evitando l’irraggiamento diretto dello strato coibente come avviene nel caso di rivestimento a semplice cappotto. L’isolamento verso terra è garantito dalla presenza di un vespaio realizzato con argilla espansa TermoPiù e da un strato coibente di polistirene ad alta densità dello spessore di 6 cm sottopavimento. Particolare attenzione è stata posta nel collegamento degli infissi alla muratura; è stato appositamente progettato un cassonetto coibentato con spallette e quarto lato in grado di garantire l’assenza di qualsiasi ponte termico.

Gli infissi scelti sono in PVC realizzati con profili da mm 80 a tre guarnizioni, dotati di anta ribalta e sistema di microventilazione integrato.

L’utilizzo in copertura di un manto impermeabile BIANCO RIFLETTENTE ha consentito di ridurre drasticamente il surriscaldamento estivo. La corretta ventilazione naturale, fondamentale nei periodi estivi, è garantita dalla realizzazione di un “camino di ventilazione” grazie alla presenza di un cupolino posto nell’estremità superiore della copertura; l’apertura (controllata automaticamente) serale/notturna del cupolino consente l’espulsione dell’aria calda e il richiamo di aria fresca dalle aperture a “ribalta” degli infissi del piano terra. L’impianto di climatizzazione adottato, del tipo ad acqua (idronico), è composto da una pompa di calore esterna ad inverter NEXPOLAR 006 MN (potenza elettrica massima assorbita 1,90 kw), e da FANCOIL interni incassati nel controsoffito, dotati di ventilatori modulanti con tecnologia inverter (motori brushless). La soluzione impiantistica adottata consente di ottenere una “risposta” immediata indispensabile per l’uso intermittente tipico del clima mediterraneo, garantendo allo stesso tempo massima efficienza, silenziosità e comfort grazie all’attenta progettazione delle bocchette di immissione e ripresa. L’acqua calda sanitaria viene prodotta da un pannello solare a circolazione naturale.

L’impianto antintrusione è basato su un sistema di barriere a infrarosso perfettamente integrato nelle spallette degli infissi tale da consentire la massima sicurezza senza compromettere l’estetica e la funzionalità delle aperture.

ing. Simone Mairo

Il sistema costruttivo

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Legenda: 

  1. Lecablocco Bioclima Zero27p;
  2. Striscia isolante adesiva da posizionare in ogni corso di malta orizzontale;
  3. Malta di posa;
  4. Tasca verticale da riempire con malta tipo M10;
  5. Traliccio metallico tipo Murfor, da posizionare ogni 2 corsi;
  6. Ferro ø 6 da posizionare ogni 2 corsi (murature armate in zona sismica);
  7. Blocco PX38 Angolo;
  8. Getto in calcestruzzo armato;
  9. Architrave con getto in calcestruzzo armato;
  10. Tavella isolata da posizionare in corrispondenza degli elementi in calcestruzzo (cordoli di solaio);
  11. Blocco PX38 Angolo Interno;
  12. Blocco PX38 Jolly.
05 Ago 2015
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Ampliamento e ristrutturazione ad Acquaviva (San Marino)

Nel castello di Acquaviva, Repubblica di San Marino, sorge l’intervento di ristrutturazione e ampliamento della Scuola Elementare “Il Faro Bianco”. L’intervento consiste nella ristrutturazione dell’intero edificio esistente, concepito negli anni Settanta, e nella costruzione di un nuovo edificio di ampliamento di circa 1400 mq complessivi per migliorarne la funzionalità e ampliare la disponibilità di aule e servizi correlati.
Il nuovo edificio si innesta a lato nord-est della scuola, area precedentemente adibita a verde non attrezzato, ed è strutturato in differenti parallelepipedi affiancati l’uno all’altro disposti lungo il percorso pedonale esistente che collega la scuola d’infanzia e le palestra.
I quattro parallelepipedi centrali sono perfettamente uguali e misurano 8.20 metri per 7.60 metri determinando così aule da circa 52 metri quadrati, mentre quelli alle estremità sono ruotati rispetto ai precedenti.
Ogni parallelepipedo ospita le aule di insegnamento escluso il parallelepipedo ruotato disposto a est che contiene un laboratorio al piano terra e spogliatoi al piano inferiore.
I singoli blocchi sono collegati tra loro da un grande vano centrale di distribuzione illuminato da una grande vetrata curvilinea che segue l’andamento della fontana sulla quale ha l’affaccio principale. Tale vano si distingue architettonicamente per la differente scelta di rivestimento in colore bianco.
Il risparmio energetico è stato uno degli obiettivi che hanno determinato la scelta dei materiali costituenti e degli impianti utilizzati.
La muratura di tamponamento della struttura a telaio è in Lecablocco Bioclima Zero19t, blocchi preaccoppiati in calcestruzzo di argilla espansa Leca e isolante in polistirene espanso con grafite di 13.5 cm di spessore. La parete, in soli 36 cm più intonaci tradizionali, conferisce una trasmittanza termica di 0.19 W/m2K in un’unica fase di posa. L’isolamento acustico è invece la caratteristica fondamentale da rispettare per le pareti tra le differenti aule scolastiche. Per rispettare tali requisiti, è stato scelto di utilizzare una monoparete in Lecablocco Fonoisolante di 30 cm di spessore, intonacata ambo i lati per conferire alla parete un alto valore di fonoisolamento.
Impianti fotovoltaici e termici in copertura integrano gli impianti per un
garantire un ottimo risparmio energetico.

05 Ago 2015
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Alte prestazioni fonoassorbenti e fotocatalitiche

Inaugurata il 30 aprile 2015 la Zara-Expo è una nuova infrastruttura viaria che migliora la mobilità veicolare in senso trasversale dell’area Nord Milano e la viabilità di accesso alla porta Est del sito espositivo.
La nuova strada, che rientra tra le opere essenziali per l’accesso al sito dell’Expo 2015, è provvisoriamente dedicata al trasporto su gomma di carattere pubblico e collettivo – taxi, navette, autobus privati – proveniente sia dalla città che dalla rete autostradale. Sulla base delle provenienze/destinazioni dei flussi di traffico connessi  a EXPO 2015 (cittadine ed extraurbane), l’intervento è stato suddiviso in due lotti funzionali A e B.
In particolare il lotto funzionale A collega via Eritrea a via Stephenson, garantendo l’accessibilità per le provenienze cittadine, mentre il lotto funzionale 1B collega il nuovo svincolo di Cascina Merlata e le rampe del collegamento Molino Dorino – A8 con via Stephenson ed il sito espositivo, contribuendo a garantire l’accessibilità per le provenienze extraurbane.
La Zara-Expo, lunga 2,2 chilometri, ha una struttura a doppia carreggiata, con due corsie per senso di marcia, da via Eritrea alla porta Est del sito espositivo sottopassando Largo Boccioni e l’accesso autostradale della Milano-Laghi A8.
La prima parte della strada, da via Eritrea a via Stephenson, è stata realizzata in galleria per minimizzare l’impatto sul quartiere storico
di Quarto Oggiaro. Al di sopra della galleria sono in corso di realizzazione un parco di oltre un ettaro e mezzo, un centro sportivo polifunzionale e degli orti urbani a compensazione e a beneficio della zona.
L’opera consta di 600 metri di galleria, costruiti a cielo aperto con sistemi di paratie e tiranti, con impianto di illuminazione caratterizzato da luci a Led di ultima generazione, illuminazione di sicurezza e pavimentazione fonoassorbente su tutta la tratta per ridurre l’impatto acustico del traffico.
È stato, inoltre, impiegato un rivestimento fotocatalitico e fonoassorbente, sul tratto intermedio “aperto” della galleria della lunghezza di circa 60 metri, realizzato con cemento Bianco tecno 42,5 fotocatalitico della Italcementi e dai blocchi con forometrie tronco coniche Fonoleca Quadro, ottenendo sulla base  delle prove eseguite un buon risultato visivo ed eccellenti prestazioni acustiche.
In particolare sono state riscontrate elevate capacità di assorbimento dell’ossido di azoto sino all’84% a 60 minuti per le parti aventi colorazione grigio chiara, senza tener conto che la superficie tronco-conica dei blocchi ha elevato ulteriormente (+ 100%) le prestazioni di assorbimento NOX.
Al termine della galleria, tramite un sistema di tre rotatorie a raso si percorre il tratto di via Stephenson fino alla porta Est di Expo. Tutti gli incroci e le rotatorie sono arricchite da interventi di verde e arredo urbano, con piste ciclabili poste ai lati della nuova sede stradale.
L’opera è stata realizzata dalla MM Spa (Metropolitana Milanese) che ha affidato l’esecuzione della stessa all’Impresa Milesi Geom. Sergio S.r.l. di Gorlago (Bg).
I lavori sono durati circa 21 mesi e hanno impegnato in media ogni giorno oltre 150 maestranze.
La nuova strada oltre a rappresentare il nuovo accesso preferenziale per i taxi, le navette, i mezzi di soccorso e di approvvigionamento per il sito espositivo risulterà, al termine della manifestazione EXPO 2015 un’opera funzionale e tangibile della città di Milano.

TAPPETO BITUMINOSO FONOASSORBENTE CON ARGILLA ESPANSA LECA.
Il tappeto stradale bituminoso è stato realizzato con argilla espansa Leca all’interno del conglomerato bituminoso. La particolare struttura di Leca
attenua il rumore riducendo sensibilmente la riflessione dell’onda acustica. Questa caratteristica dell’inerte, unita ad una curva granulometrica ben studiata, conferisce al conglomerato buoni valori di assorbimento acustico.
L’aderenza in un normale tappeto bituminoso è affidata alle caratteristiche di C. L. A. (coefficiente di levigabilità accelerata) degli inerti utilizzati.
Non sempre questa caratteristica resta costante nel tempo a scapito della sicurezza. In pratica, dopo la spogliazione superficiale dal bitume, inizia
in un tappeto il processo di lucidatura dell’inerte attraverso il contatto con il pneumatico. Questo fenomeno, dopo qualche mese di esercizio della strada, tende a ridurne l’aderenza. Il 10% in peso di Leca inserito nella miscela di un tappeto, garantisce nel tempo valori di C.A.T. (coefficiente attrito trasversale) di circa 60 ed una riduzione dello spazio di frenata dal 10 al 25% in rapporto alla velocità dell’automezzo.
Leca uniformemente distribuito nella miscela assicura valori di C. A. T. superiori ai minimi prescritti e per tutta la vita del tappeto, non solo, Leca può essere utilizzato per migliorare l’aderenza globale del tappeto quando in loco ci sono inerti a basse prestazioni.
Le tecniche di posa in opera per i conglomerati con Leca non differiscono da quelle comunemente adottate.

Il sistema costruttivo

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Prodotti Utilizzati

FonoLeca Quadro

RIVESTIMENTO FONOASSORBENTE CON LECABLOCCO FONOLECA QUADRO 15x50x50

Dimensioni nominali (S x H x L ) in cm 15x49x49
Dimensioni modulari (S x H x L ) in cm 15x50x50
Densità del calcestruzzo in kg/m3 850
Fonoassorbimento DLα in dB 18 (classe A5)
Indice di fonoassorbimento acustico N.C.R. 0.90

ATTIVITÀ FOTOCATALITICA DI NOx SU LECABLOCCO FONOASSORBENTE FONOLECA QUADRO:

Campione Indice di abbattimento (AR/%) a 60 min.  Giudizio attività fotocatalitica
FWI 51 (colore giallo Firenze) 78 ± 3 Buona
FWI 54 (Colore basalto) 79 ± 3 Buona
FWI 55 (colore giallo antico) 75 ± 3 Buona
FWI 60 (colore bianco) 84 ± 3 Elevata

I Lecablocco Fonoassorbente FonoLeca Quadro utilizzati hanno elevate caratteristiche di assorbimento dell’Ossido di Azoto sino all’84 % a 60 minuti per le porzioni di colore grigio chiaro. La superficie degli elementi, grazie alla conformazione delle rientranze tronco-coniche, eleva di circa 100% le prestazioni di assorbimento NOx.